Framework per la sovranità digitale
Le organizzazioni non possono più considerare la sovranità digitale come una semplice voce da spuntare o una preferenza di approvvigionamento. Si tratta di un requisito strutturale del prossimo decennio, che richiede discipline operative coordinate che le soluzioni puntuali non possono offrire. In qualità di leader nell'infrastruttura ibrida distribuita, Nutanix struttura le operazioni sovrane attorno a quattro dimensioni pratiche: controllo, portabilità, operatività e autonomia. Ognuno di essi affronta un aspetto distinto dell'autodeterminazione da cui dipende la sovranità.
1. Controllo
Le organizzazioni devono avere la certezza che i dati rimangano dove richiesto da policy e normative. Il controllo stabilisce l'autorità su dove risiedono le informazioni, chi può accedervi e quali quadri giuridici le governano.
Ottenere un controllo effettivo richiede molto più che semplici autorizzazioni sui database. Le organizzazioni necessitano della capacità di gestire i carichi di lavoro nell'intera infrastruttura IT da un unico piano di controllo, supportando un'applicazione coerente delle policy. Le policy di identità gestite dal cliente, la proprietà delle chiavi di crittografia, l'accesso controllato del vendor, i controlli di sicurezza integrati e il disaster recovery basato su snapshot contribuiscono a rafforzare la conformità e la resilienza.
A differenza dei modelli operativi cloud tradizionali, gli ambienti sovrani possono supporto una connettività esterna limitata o assente, contribuendo a ridurre i rischi di esposizione dei dati. L'autorità sui dati e l'autorità operativa possono rimanere all'interno del perimetro di governance definito dall'organizzazione.
2. Portabilità
Le organizzazioni richiedono l'agilità necessaria per spostare carichi di lavoro e dati tra i cloud o nel proprio data center, senza vincoli proprietari. La portabilità è la libertà di gestire, scalare e riposizionare gli stack tecnologici senza una dipendenza irrecuperabile dai vendor.
Quando le organizzazioni basano i propri sistemi su API proprietarie, motori di database chiusi o orchestratori vincolati, riducono la propria flessibilità nel trasferire i carichi di lavoro e i modelli di governance da un ambiente all’altro. Gli standard aperti e le infrastrutture portabili contribuiscono a ridurre lo sforzo necessario per spostare i carichi di lavoro e adattare la governance nei diversi ambienti. Le policy di sicurezza dovrebbero viaggiare con i carichi di lavoro, consentendo coerenza indipendentemente da dove vengono eseguite le applicazioni.
Da un lato vi è il vendor lock-in, in cui lo spostamento comporta un costo in termini di tempo, denaro e ri-architettura. Dall'altro vi è la portabilità, in cui il carico di lavoro porta con sé la propria governance. Le operazioni sovrane richiedono quest'ultima.
3. Operatività
Le organizzazioni devono essere in grado di mantenere l'infrastruttura e i dati operativi e di recuperarli, anche in caso di modifiche nel rapporto con un vendor. L'operatività contribuisce a supportare la continuità all'interno di confini di fiducia definiti.
Le architetture sovrane dovrebbero supportare le moderne applicazioni su hardware standard di settore, hypervisor multipli, piattaforme container e ambienti cloud. Le organizzazioni dovrebbero mantenere il controllo operativo dei propri ambienti, supportate da una gestione automatizzata del ciclo di vita, operazioni unificate e funzionalità di self-healing, anche nelle distribuzioni air-gapped.
L'operatività separa la sovranità teorica dalla sovranità che sopravvive al primo lunedì mattina. Un'architettura che non può essere gestita dai team dell'organizzazione, secondo le loro condizioni, non è sovrana. La sua resilienza dipende in ultima analisi dal controllo di terzi.
4. Autonomia
Una strategia di uscita è progettata per impedire che le relazioni con i vendor compromettano il controllo strategico. L'autonomia rende la sovranità duratura nel tempo, garantendo che la direzione strategica rimanga nelle mani dell'organizzazione man mano che il panorama tecnologico e dei vendor si evolve.
Gli standard aperti riducono la dipendenza dai vincoli della tecnologia proprietaria, consentendo alle applicazioni moderne di essere eseguite su una gamma di ambienti infrastrutturali supportati. Le organizzazioni dovrebbero mantenere il controllo su dati, proprietà della crittografia, registrazione e audit trail, preservando al contempo la capacità di recupero autonomo attraverso meccanismi di ripristino progettati per supportare la resilienza contro i ransomware.
Modelli di implementazione diversi offrono diversi livelli di sovranità e dovrebbero essere valutati di conseguenza. La sovranità non è uno stato binario ma uno spettro, e l'autonomia richiede alle organizzazioni di comprendere la propria posizione al suo interno.
Perché l'open source da solo non basta
Sebbene la sovranità tecnica si fondi su standard aperti, il solo software open-source puro non risolve il problema della sovranità. I progetti community-driven spesso mancano di garanzie di SLA aziendali, di una risposta coordinata alle vulnerabilità e di supporto operativo a lungo termine. La vera sovranità tecnica richiede software di livello enterprise basato su standard aperti, che combini affidabilità commerciale e portabilità del carico di lavoro.
L'interdipendenza di queste quattro dimensioni costituisce il fondamento del modello di sovranità. Il controllo senza portabilità è una gabbia; la portabilità senza operatività è pura teoria; l’operatività senza autonomia è una “Resilienza” in affitto. Le organizzazioni non possono continuare a mettere insieme soluzioni frammentarie e definire il risultato come sovranità. Il prossimo decennio richiederà una piattaforma software-defined dotata di un modello operativo coerente, di meccanismi di governance integrati e di libertà di scelta tra i diversi ambienti. Questo è il fondamento su cui si basano le operazioni sovrane, ed è l’approccio che Nutanix è progettato per supportare.