Cos'è la migrazione cloud native?

Le organizzazioni affrontano una pressione crescente per rilasciare le applicazioni più rapidamente che mai. La domanda di continuous delivery e alta disponibilità ha creato un bisogno urgente di approcci architetturali che diano priorità a velocità, scalabilità e automazione. La migrazione cloud native è emersa come la risposta strategica a queste sfide. La migrazione cloud native non consiste nello spostare le applicazioni esistenti nel cloud, ma nel ricostruirle su architetture basate su container e microservizi progettate per scalare in modo automatico.

Migrazione cloud native e lift-and-shift: quali sono le differenze?

La migrazione cloud native è il processo di trasferimento di applicazioni, workload e dati su architetture cloud ottimizzate per container, microservizi e piattaforme di orchestrazione come Kubernetes. A differenza degli approcci tradizionali lift-and-shift, che si limitano a spostare senza modifiche applicazioni monolitiche esistenti nel cloud, la migrazione cloud native si concentra su scalabilità, resilienza e automazione. L'obiettivo è progettare ed eseguire le applicazioni secondo i principi del cloud computing, riducendo i tempi di sviluppo, scaling e deployment. Queste applicazioni possono funzionare su cloud pubblici, datacenter o persino infrastrutture edge, e sono caratterizzate da architetture basate su API che ne abilitano la gestione in ambienti dinamici.

Perché la migrazione cloud native è importante?

La migrazione cloud native è importante perché consente di rilasciare software più rapidamente, scalare le applicazioni in base alla domanda effettiva e ridurre i costi infrastrutturali. Le organizzazioni adottano architetture cloud native per ottenere maggiore agilità operativa, ottimizzazione dei costi e cicli di innovazione più brevi. Secondo il report Gartner CIO's Guide to Distributed Hybrid Infrastructure for Cloud Services Anywhere (gennaio 2025), entro il 2027 più del 95% delle organizzazioni a livello globali eseguirà applicazioni containerizzate in produzione. Questo cambiamento consente alle organizzazioni di aumentare la flessibilità e allineare le operazioni IT agli obiettivi aziendali in evoluzione. L'ascesa dell'intelligenza artificiale (AI) sta accelerando ulteriormente questa adozione, poiché le organizzazioni cercano piattaforme containerizzate e scalabili per soddisfare le esigenze dei workload AI moderni. 

L'adozione di architetture cloud native produce quattro benefici misurabili:

  • Time-to-market più breve: cicli di rilascio frequenti e automatizzati al posto di release monolitiche pianificate.

  • Riduzione del rischio operativo: deployment isolati e rollback rapidi limitano l'impatto dei guasti.

  • Riduzione del costo totale di proprietà (TCO): allocazione dinamica delle risorse ed eliminazione della capacità sovradimensionata.

  • Esperienze digitali coerenti su larga scala: scaling orizzontale in risposta alla domanda reale.

Sfide della migrazione cloud native

Le principali sfide della migrazione cloud native riguardano sei aree: allocazione delle risorse, rischio di regressione, sovranità dei dati, sicurezza, conformità normativa e latenza di rete. Ciascuna richiede scelte architetturali e organizzative specifiche.

Allocazione delle risorse e costo opportunità

Modernizzare le applicazioni legacy richiede risorse di sviluppo significative che altrimenti potrebbero essere destinate all'innovazione. Le organizzazioni devono bilanciare il costo di affrontare il debito tecnico tramite il refactoring con il costo opportunità del ritardo nello sviluppo di nuove funzionalità. Molti sistemi legacy sono applicazioni monolitiche strettamente accoppiate che richiedono un'ampia ristrutturazione, rendendo la migrazione cloud native un investimento pluriennale che compete direttamente con le priorità immediate del business e le nuove capacità.

Rischio di regressione e garanzia della qualità

La riprogettazione e il refactoring delle applicazioni comportano il rischio che i sistemi di produzione non funzionino esattamente allo stesso modo dopo la migrazione. Sebbene test approfonditi, deployment graduali e release “canary” possano mitigare alcuni rischi, spesso emergono nuovi bug e casi limite quando gli utenti reali interagiscono con il codice rifattorizzato. Le organizzazioni necessitano di solide strategie di test, controlli di qualità automatizzati e meccanismi di rollback affidabili per gestire questa incertezza intrinseca senza compromettere l’affidabilità del servizio.

Sovranità dei dati e sovranità operativa

Sebbene i provider cloud pubblici offrano la via più semplice per la migrazione cloud native, le organizzazioni devono affrontare i requisiti di residenza dei dati e sovranità operativa. I quadri normativi possono imporre che i dati rimangano entro specifici confini geografici o limitare chi può accedere e gestire le infrastrutture. Questo spesso richiede architetture cloud ibride o di private cloud, aumentando la complessità architetturale e potenzialmente limitando i benefici di agilità e scalabilità che la migrazione cloud native promette.

Sicurezza dei dati

Garantire la sicurezza dei dati durante e dopo la migrazione è fondamentale. Le organizzazioni devono proteggere le informazioni sensibili in ambienti distribuiti, richiedendo una cifratura robusta, gestione delle identità e framework zero-trust per mitigare i rischi e mantenere la conformità. Il passaggio dalla sicurezza basata sul perimetro a modelli di sicurezza distribuiti richiede nuovi strumenti, processi ed competenze.

Requisiti di conformità

Orientarsi in contesti normativi complessi può essere difficile quando si spostano i workload nel cloud. Le organizzazioni devono assicurarsi che le loro piattaforme cloud native forniscano una governance centralizzata e un'applicazione delle policy per rispettarei mandati di conformità specifici per settore. La documentazione, gli audit trail e il monitoring continuo della conformità diventano critici man mano che le infrastrutture diventano più dinamiche.

Latenza di rete

Man mano che le applicazioni diventano più distribuite tra ambienti ibridi e multicloud, la latenza di rete può influire sulle prestazioni. Garantire un accesso a bassa latenza e un alto throughput è fondamentale, specialmente per workload stateful e applicazioni in tempo reale che richiedono una reattività costante. Le organizzazioni devono progettare con cura le architetture di service mesh e ottimizzare la data locality per minimizzare il degrado delle prestazioni.

Passaggi per una migrazione cloud native di successo

Una migrazione cloud native di successo si articola in cinque fasi: allineamento degli stakeholder, valutazione dei workload, progettazione dell'architettura, automazione e orchestrazione, test e ottimizzazione continua.

  1. Allineamento degli stakeholder e coinvolgimento aziendale: prima di avviare la pianificazione tecnica, è necessario assicurarsi l'impegno degli stakeholder aziendali e della leadership. Ciò comporta la costruzione di un business case che articoli chiaramente i benefici, affronti i costi opportunità della sottrazione di risorse allo sviluppo e stabilisca aspettative realistiche su tempistiche e investimenti. Gli stakeholder devono essere consapevoli che la migrazione può ritardare le roadmap esistenti, richiedere un impegno costante di risorse e introdurre un periodo di bug fixing e stabilizzazione. Senza questo consenso iniziale, anche il piano di migrazione più tecnicamente solido difficilmente andrà a buon fine.

  2. Valutazione e pianificazione: il primo passo consiste nel verificare i workload esistenti, le dipendenze e la cloud readiness complessiva. Questo passaggio consiste nell'identificare quali applicazioni sono adatte alla migrazione e determinare l'approccio migliore, che si tratti di rehosting, refactoring o ricostruzione.

  3. Progettazione dell'architettura: occorre scegliere il modello di deployment giusto, ibrido, pubblico o multicloud, in base ai requisiti di business. L'architettura va progettata in modo da sfruttare microservizi e container per garantire scalabilità, resilienza e portabilità in diversi ambienti.

  4. Automazione e orchestrazione: implementare piattaforme di orchestrazione come Kubernetes per automatizzare deployment, scaling e gestione. L'utilizzo di strumenti come Nutanix Move può semplificare il processo di migrazione, consentendo una mobility fluida dei workload senza la necessità di modifiche complesse alle applicazioni.

  5. Test, comunicazione e ottimizzazione: prima della migrazione completa, è necessario testare rigorosamente le applicazioni per convalidare prestazioni, affidabilità e scalabilità. Implementare test di regressione completi per minimizzare il rischio di cambiamenti comportamentali nei sistemi di produzione. Ugualmente importante è la comunicazione con gli stakeholder: preparare utenti e team aziendali a possibili interruzioni, spiegare chiaramente i benefici per ottenere adesione e stabilire canali di feedback per affrontare rapidamente le criticità. Ottimizzare continuamente il workload placement e l'utilizzo delle risorse per garantire l'efficienza dei costi e mantenere un'alta disponibilità nel nuovo ambiente cloud native. Pianificare il supporto post-migrazione e stabilire procedure di rollback chiare nel caso in cui sorgano problemi.

Costruire una strategia di piattaforma cloud native 

Una strategia di piattaforma cloud native efficace si basa su architetture modulari e portabili, che evolvono insieme ai requisiti di business. Consiste nella creazione di una piattaforma unificata che supporti sia le macchine virtuali tradizionali sia le moderne applicazioni containerizzate. Questo approccio riduce la complessità operativa ed elimina i silos, permettendo ai team IT di gestire l'infrastruttura in modo coerente tra datacenter, edge location e cloud pubblici. Adottando Kubernetes in versione upstream, le organizzazioni possono garantire standard aperti, flessibilità ed evitare il lock-in del vendor. Inoltre, integrare direttamente i servizi dati di livello enterprise nella piattaforma semplifica il provisioning e la protezione dei workload stateful business-critical.

Come proteggere i workload durante una migrazione cloud native?

La protezione dei workload durante una migrazione cloud native si basa su quattro controlli: cifratura dei dati a riposo e in transito, gestione delle identità e degli accessi, architettura zero trust e monitoring continuo. Adottare un framework zero trust garantisce che ogni richiesta di accesso venga verificata, indipendentemente dalla sua origine. Il monitoring continuo e la mitigazione dei rischi in ambienti ibridi sono essenziali per rilevare e rispondere tempestivamente alle minacce. Le piattaforme che offrono governance centralizzata e un'applicazione automatizzata delle policy possono ridurrelo sforzo manuale necessario per soddisfare i requisiti normativi.

Vantaggi di una migrazione cloud native

La migrazione cloud native produce vantaggi in nove aree: agilità di sviluppo, produttività dei team, scalabilità elastica, efficienza operativa, sicurezza e governance, resilienza, ottimizzazione dei costi, capacità di attrarre competenze e prontezza dell'infrastruttura verso i workload futuri.

Agilità e innovazione più rapida

Le architetture cloud native accelerano il rilascio del software permettendo lo sviluppo e il deployment indipendente di componenti disaccoppiati. Questo consente ai team di sviluppo di costruire e aggiornare applicazioni più rapidamente, rispondendo con maggiore tempestività alle richieste del mercato.

Aumento della produttività degli sviluppatori

Le piattaforme cloud native semplificano i workflow di sviluppo tra infrastrutture self-service, pipeline automatizzate e ambienti coerenti attraverso sviluppo, test e produzione. Questo riduce gli attriti, accelera l'onboarding e permette ai team di dedicare più tempo alla creazione di valore per il cliente invece che alla gestione dell'infrastruttura.

Scalabilità ed elasticità

Le applicazioni possono scalare dinamicamente in base ai requisiti dei workload, garantendo prestazioni ottimali durante i periodi di picco. Questa elasticità consente alle organizzazioni di gestire le risorse e di sostenere la crescita senza sovradimensionare l'infrastruttura.

Efficienza operativa

La gestione centralizzata e l'automazione riducono la complessità delle operazioni IT. Consolidando strumenti e piattaforme, le organizzazioni possono ridurre al minimo i task manuali, ridurre la necessità di competenze specializzate e migliorare la produttività complessiva.

Sicurezza e governance rafforzate

Le piattaforme cloud native integrano la sicurezza nell'infrastruttura attraverso controlli di identità e accesso granulari, isolamento di rete, patch automatizzate e governance basata su policy. Questo riduce il rischio legato agli interventi manuali e aiuta le organizzazioni a rispettare i requisiti di conformità e normativi.

Resilienza e business continuity

Le funzionalità integrate di alta disponibilità e failover automatico proteggono dalla perdita di dati e minimizzano il downtime. Il backup integrato e il disaster recovery contribuiscono a mantenere le applicazioni critiche online anche in caso di interruzioni.

Ottimizzazione dei costi

Le piattaforme cloud native consentono un dimensionamento preciso dei workload e un migliore utilizzo delle risorse, riducendo i costi operativi. La possibilità di scalare in modo indipendente compute e storage, insieme all'assenza di lock-in del vendor, offre maggiore controllo finanziario, trasparenza ed efficienza.

Attrazione e retention del talento

Le moderne tecnologie cloud native rendono le organizzazioni più attraenti per i profili di engineering più qualificati. Gli sviluppatori cercano opportunità per lavorare con strumenti moderni come Kubernetes, container e microservizi piuttosto che per mantenere sistemi legacy. Adottando architetture cloud native, le organizzazioni possono reclutare ingegneri qualificati con maggiore facilità, ridurre il turnover e costruire team ad alte prestazioni in un mercato del lavoro sempre più competitivo.

Infrastrutture pronte per il futuro

Una piattaforma unificata supporta sia workload tradizionali che moderni, inclusa l'AI, garantendo che gli investimenti IT si espandano insieme all'azienda. Questa adattabilità permette alle organizzazioni di integrare facilmente nuove tecnologie ed evolvere la propria infrastruttura nel tempo. Le analisi indipendenti sulle piattaforme di containerizzazione multicloud offrono un riferimento utile per valutare le soluzioni disponibili sul mercato.

Iniziare con la migrazione cloud native

La migrazione cloud native può essere affrontata per fasi, senza interrompere le operazioni esistenti. Nutanix semplifica la transizione fornendo una piattaforma unificata e software defined che colma il divario tra infrastrutture legacy e microservizi moderni. Con soluzioni come la Nutanix Kubernetes Platform (NKP), è possibile semplificare l'orchestrazione dei container, accelerare i cicli di deployment e ottenere una mobility fluida dei workload tra ambienti ibridi e multicloud.

Volete accelerare la vostra strategia cloud native? Scoprite come Nutanix può supportarvi nella costruzione di un'infrastruttura resiliente e scalabile, in grado di gestire sia i workload tradizionali sia quelli cloud native. Scoprite Nutanix Kubernetes Platform o contattate il nostro team per discutere la vostra roadmap di migrazione.

 

FAQ sulla migrazione cloud native

La migrazione cloud native è il processo di spostamento di applicazioni e dati verso architetture cloud ottimizzate per container, microservizi e piattaforme di orchestrazione come Kubernetes. A differenza dei metodi tradizionali lift-and-shift, questo approccio si concentra su scalabilità, resilienza e automazione per accelerare il rilascio e l'innovazione del software.

Le organizzazioni stanno passando ad architetture cloud native per costruire applicazioni più rapidamente e distribuire su ambienti eterogenei spinte dalla domanda di continuous delivery e alta disponibilità. Questo cambiamento supporta anche l'adozione crescente di workload AI, che richiedono piattaforme containerizzate e scalabili.

Le principali sfide della migrazione cloud native includono garantire la sicurezza dei dati in ambienti distribuiti, affrontare la complessa conformità normativa ed effettuare il refactoring di sistemi legacy strettamente accoppiati. Inoltre, l'integrazione di diversi componenti cloud native provenienti da più vendor può comportare un onere di manutenzione continuativo.

Una migrazione cloud native di successo prevede cinque passaggi chiave:

  1. Allineamento degli stakeholder e definizione del business case

  2. Valutazione dei workload esistenti e delle relative dipendenze

  3. Progettazione architetturale basata sui microservizi

  4. Automazione e orchestrazione tramite piattaforme come Kubernetes

  5. Test e ottimizzazione per validare prestazioni ed efficienza dei costi

Le tecnologie cloud native offrono numerosi vantaggi, tra cui un rilascio più rapido del software, scaling dinamico in base ai requisiti dei workload e una riduzione della complessità IT grazie alla gestione centralizzata. Offrono inoltre alta disponibilità integrata, migliore utilizzo delle risorse e supporto sia per workload tradizionali che moderni come l'AI.

Nutanix semplifica la migrazione cloud native fornendo una piattaforma unificata software-defined che collega infrastrutture legacy e microservizi moderni. Soluzioni come Nutanix Kubernetes Platform (NKP) e Nutanix Cloud Clusters (NC2) permettono una mobility a dei workload senza refactoring applicativo.

Soluzioni e prodotti correlati

Scopri di più sul cloud‑native