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Nutanix - Custom, la forza della semplicità 

Un doppio data center, uno on-premise e l’altro in co-location, offre elevate prestazioni e sicurezza. Il tutto gestibile con un unico pannello di controllo

Custom è stata fondata a Parma nel 1992 e oggi è considerata una “hi-tech solution company” specializzata nei settori retail, enterprise e in diversi mercati verticali. Il gruppo, che comprende nove aziende e cinque marchi, è in grado di fornire soluzioni che mettono in sinergia hardware, software e servizi. Tra i nomi più noti ci sono Italiana Macchi, System Retail, Bizeta e Netrising. Custom è passata da un fatturato di 40 milioni di euro realizzato nel 2009 a 183 milioni di euro di fatturato consolidato registrati lo scorso anno, il 56 per cento dei quali all’estero. Presente in 76 paesi del mondo, impiega oltre 700 professionisti, ha sei laboratori software e cinque stabilimenti: in Italia, India, Romania, Cina e Brasile. La continua ricerca di soluzioni in grado di soddisfare, e spesso anticipare, le esigenze del mercato ha permesso a Custom di ottenere una trentina di brevetti.

IL SETTORE

Soluzioni hardware-software e servizi

L’ESIGENZA

  • Ridurre i tempi di gestione dell’infrastruttura
  • Migliorare le prestazioni
  • Semplificare la governance

LA SOLUZIONE

Infrastruttura Iperconvergente Nutanix

  • 2 cluster da tre nodi basati su hardware Dell
  • Software di gestione Prism
  • Software Acropolis

Se prima avevamo un problema, bisognava contattare tre o quattro vendor, mentre ora ne abbiamo solo uno e molto professionale, con tempi di risposta brevissimi: Nutanix. Nella governance globale questo per noi è fondamentale.

– Luciano Borsato, IT manager di Custom


LE ESIGENZE

Custom è un’azienda in continua evoluzione e crescita, tanto che il data center esistente non era più in grado di garantire prestazioni adeguate. Inoltre, era diventato necessario avere un sito di disaster recovery. “Nella prima fase di analisi abbiamo preso in considerazione diverse soluzioni”, spiega Luciano Borsato, IT manager di Custom, “da quelle convergenti, che io chiamo ‘legacy’, al private cloud per arrivare fino all’iperconvergenza”. L’obiettivo che il team IT, composto in tutto da sei persone, si era dato era di avere un sistema scalabile che permettesse una riduzione significativa dei tempi di manutenzione, il miglioramento delle performance e una semplificazione della governance. Il punto di partenza era un sito on-premise strutturato in modo classico, con un centinaio di macchine virtuali, che comprendeva un armadio rack dedicato alla struttura SAP basata su macchine IBM con sistema operativo AIX.

LA SOLUZIONE

Dopo avere preso in considerazione la possibilità di eseguire un completo refresh del data center con tecnologie tradizionali basate sul classico modello 3-tier o quella di passare a un private cloud, il team guidato da Borsato ha deciso di optare per la soluzione Nutanix, scegliendo le licenze Ultimate. Per prima cosa è stato configurato il cluster di produzione, basato su tre nodi Dell. “Terminata la fase di installazione abbiamo eseguito tutti i test funzionali e abbiamo iniziato la migrazione delle macchine virtuali”, dice Borsato. “Abbiamo lavorato in parallelo senza che gli utenti si accorgessero del cambio dell’hardware, se non per l’evidente miglioramento prestazionale. Non li abbiamo bloccati in nessuna fase”.

Una volta conclusa la migrazione su Nutanix si è proceduto con la configurazione dell’infrastruttura di disaster recovery, anch’essa composta da tre nodi. Questo cluster è stato configurato in campus, on-premise, e una volta realizzato il primo allineamento è stato portato fisicamente nel sito di co-location di Aruba per i test. “Il lavoro ha richiesto meno di una giornata, viaggio compreso,” commenta Borsato. “In pratica, dalla mattina alla sera abbiamo messo in piedi un sito di DR completamente funzionante”. Tutto il processo è durato un paio di mesi, perché le macchine virtuali sono state migrate poco alla volta. Qualcosa in più ci è voluto per la parte SAP, dove però c’è stato anche un importante cambio di piattaforma, con il passaggio da AIX a SUSE.

I VANTAGGI

Sin dalla fase di migrazione delle prime macchine virtuali si è potuto notare un notevole miglioramento delle prestazioni. Il vero termine di paragone è stato SAP, che è un’applicazione critica e particolarmente “pesante”. Elaborazioni che prima richiedevano cinque minuti si sono ridotte a una quarantina di secondi, con grande soddisfazione degli utenti. Borsato lo ha definito “un passaggio epocale”. In più sono diminuiti i tempi di gestione di tutta l’infrastruttura: se prima era necessario intervenire manualmente con diversi strumenti, oggi attraverso Prism si riescono a gestire entrambi i data center con un’unica dashboard.

Un altro elemento molto importante che Custom ha voluto sottolineare è legato all’assistenza. “Avere un unico interlocutore che ti aiuta a risolvere qualsiasi problema è importante”, racconta Borsato. “Nutanix è eccellente, sia per l’assistenza hardware che per quella software. Se prima avevamo un problema bisognava chiamare tre o quattro vendor, mentre ora ne abbiamo solo uno e molto professionale, con tempi di risposta brevissimi: Nutanix. Nella governance globale questo per noi è fondamentale”.

IL FUTURO

In un primo momento Custom ha deciso di non cambiare hypervisor, ma ora l’obiettivo è quello di migrare tutto su AHV. E poi c’è la volontà di valutare attentamente, a breve termine, anche Xi Frame. Questo comporterà probabilmente un ampliamento dell’infrastruttura, dato che l’idea è di spostare su VDI il reparto tecnico, che impiega programmi di grafica come SolidWorks. Infine, il gruppo guarda con interesse alla possibilità di adottare una strategia ROBO (Remote Office/Branch Office) in alcune delle sedi estere, per renderle un po’ più autonome e non essere costretti a effettuare interventi di manutenzione da remoto, complicati dal differente fuso orario.